Tempo fa vidi il film di fantascienza del 1999, “The matrix”, mi diede diversi spunti di riflessione su come funziona la nostra mente. L’altro giorno durante una seduta, mentre analizzavo la matrix della persona che avevo di fronte, mi è tornato alla mente questo film e sono andata a rivederlo. Ebbene, eccomi qua a condividerlo!
Sarà deformazione professionale, ma in questo film ho ritrovato concetti di psicologia fondamentali e che a me stanno particolarmente a cuore.

“Matrix è ovunque. E’ intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’ avverti quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità. Quale verità? Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è“. (Morpheus, tratto dal film “The Matrix”)
Proviamo ad andare più nel dettaglio. Se fate crescere un cane solo a contatto con gli esseri umani fin dalla sua nascita, ad un certo punto camminerà su quattro zampe e abbaierà, cioè non camminerà o parlerà come gli uomini. Quindi è riuscito a diventare un cane. Tutti i casi in cui dei bambini sono stati allevati da lupi o scimmie nessuno è riuscito a diventare “umano”. Questo perché l’uomo, per diventare tale, fin dalla sua nascita ha bisogno di interagire con il mondo che lo circonda, attraverso l’osservazione, l’imitazione, la sperimentazione, la classificazione.
Impariamo a dare un significato ad ogni cosa ed è in base ad esso che ci muoviamo, decidiamo.
Il significato è strettamente legato alla credenza che diventa convinzione. La credenza si forma quando “accettiamo che ciò che pensiamo sia vero con la mente, unito a ciò che sentiamo vero con il cuore” (Gregg Braden).
Fin da piccoli incominciamo a costruire credenze su di noi, gli altri e il modo attraverso ciò che gli altri ci dicono e attraverso le nostre esperienze, in primis in famiglia e poi nella società.
Queste credenze sia trasmesse che autogenerate vanno a formare la nostra Matrix. Dal latino Mater, Madre, la Matrice della nostra mente. È come una mappa, una griglia, un paio di occhiali attraverso cui leggiamo la realtà.
Spesso però queste credenze sono autolimitanti, che nascondono la verità e che sono “una prigione per la tua mente”. Credere di non essere all’altezza, credere di non essere abbastanza, di non essere belli in base ai canoni sociali, di non possedere abbastanza, di non essere troppo intelligenti, di non avere abilità, di essere troppo vecchi, di non poter recuperare, ri-decidere, di essere sfortunati, di non essere amati, di non avere possibilità, ecc….
Quando si cerca di entrare nella propria matrix la prima area con cui si entra in contatto è quella del sé. Quindi, nella nostra Matrix c’è anche la nostra autostima di cui già vi ho parlato in un altro articolo, ma non è mai abbastanza!
Quando non si ha quel giusto amore per sé e quella sana fiducia in sé è facile diventare schiavo di persone e cose.
Viviamo in una società nichilista, nevrotica che ci conduce alla nevrosi, dove ti sembra di avere possibilità di scelta, ma che in realtà non è così. Molti uomini si lasciano coltivare, manipolare da questo potere invisibile, ma che c’è, che non ci vuole pensanti, bensì schiavi di questo sistema. Che cosa significa schiavitù? Significa ripetizione, essere costretti a a vivere in uno schema rigido che ha lo scopo di arricchire qualcun altro.
A tal proposito mi viene in mente il libro dell’Esodo e la sua liberazione dall’Egitto. Dio scelse Mosè per aiutare il popolo ebreo ad uscire dalla schiavitù in cui l’Egitto l’aveva ridotto. Vi ricordate che durante la fuga e il cammino nel deserto quante lamentele il popolo faceva? Quasi preferiva ritornare in Egitto, almeno lì sapevano cosa dovevano fare! Si lamentavano perché avevano paura dell’ignoto, dell’imprevedibile. E la libertà implica di abbandonare il nostro schema che per quanto conosciuto e quindi rassicurante, è falso. Per esempio, non cerco di cambiare il mio lavoro, nonostante mi rende infelice, perché ho paura di sperimentarmi, di tirare fuori le mie capacità, di mettermi in gioco, ho paura di fallire! Quindi rimango in Egitto!
E tu? qual’è il tuo Egitto?
Un altro elemento su cui riflettere è la libertà di scelta. Avete mai visto “Il Signore degli Anelli”?
Sia in Matrix che ne Il Signore degli Anelli ci sono persone che hanno maggiore consapevolezza degli altri e si ribellano alla schiavitù. Poi ci sono due eletti, nel primo Neo, nel secondo Frodo capeggiati rispettivamente da Morpheus e dal grande mago Gandalf. Il potere malefico da distruggere è nel primo rappresentato da matrix nel secondo dall’anello. Il tutto deve avvenire attraverso il consenso: “io posso condurti fino alla soglia, ma la porta devi varcarla da solo.“(Morpheus)
Così ha fatto Dio con il popolo ebreo. Li ha guidati nel deserto, perché in Egitto erano schiavi, facevano sempre le stesse cose, costruivano mattoni e arricchivano gli egiziani. Ha promesso loro una terra nuova dove poter vivere pienamente in libertà e nell’amore; però per raggiungere la libertà occorre attraversare il deserto, occorre fidarti e affidarti a chi veramente vuole condurti a realizzare la migliore versione di te e imparare a vivere il qui ed ora, quindi a non sapere più di quello che stai vivendo adesso.
E tu? qual’è la tua scelta? Quella di rimanere legato alle tue schiavitù, oppure quella di abbandonarle per andare incontro alla terra promessa in cui sei chiamato a realizzare te stesso e la tua missione?
Buona vita!
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