La Psicologia Funzionale, o Neo-Funzionalismo, nasce sin dagli anni ‘80 per opera dello psicoterapeuta Luciano Rispoli (1946), in seguito a studi, ricerche ed esperienze in campo clinico ed evolutivo, e rappresenta un avanzamento significativo e una rielaborazione integrata dei contributi delle teorie del Sé, delle formulazioni del primo funzionalismo della scuola di Chicago, delle teorie sull’identità funzionale tra mente e corpo di Wilhelm Reich e dei suoi successori. Rispoli si rifà anche ai più recenti apporti della psicobiologia, della neurofisiologia e delle neuroscienze, con una grande attenzione, inoltre, alle scoperte più avanzate relative allo sviluppo dell’infanzia sin dai primissimi anni di vita, sin dalla fase prenatale.

La Psicologia Funzionale individua le cause profonde di disturbi e patologie delle persone, vale a dire le alterazioni e le carenze che intervengono durante lo sviluppo dell’individuo (dall’infanzia all’età adulta) nei suoi funzionamenti vitali fondamentali; non si rifà, dunque, a “tipologie” (di qualsiasi tipo esse siano) ma individua una diagnosi calibrata esattamente sulla persona. Ne discende un intervento altamente specifico, una terapia integrata che, intervenendo su tutti i piani del Sé, è tesa a recuperare e ricostruire le antiche “Esperienze Basilari del Sé”. Il pensiero Funzionale permette di analizzare ed intervenire su realtà molto differenti: l’individuo, il gruppo, la comunità, la famiglia, l’istituzione, e così via. Perciò la Psicoterapia Funzionale è indicata sia per gli adulti che per bambini e adolescenti, oltre che per i gruppi. E’ inoltre utile in tutti i tipi di disturbi perché va alla base della sintomatologia, su ciò che la produce, vale a dire le alterazioni dei funzionamenti di fondo. E’ importante precisare, inoltre, che la visione Funzionale tende a non separare cura e prevenzione, salute e malattia: oltre che di psicologia clinica e psicoterapia si occupa infatti di prevenzione ed educazione alla salute e al benessere.

Secondo la definizione di Jon Kabat–Zinn, scienziato e teorico del protocollo MBSR, Mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (1994, p. 63). Lo scopo della mindfulness è quello di raggiungere uno stato di consapevolezza di sé, dei propri pensieri e delle proprie emozioni nel qui ed ora, in modo intenzionale ma distaccato e in maniera non giudicante.
Essa aiuta a conoscere se stessi e il mondo attorno per ciò che realmente sono: guardandoli con capacità di accettazione, imparando a radicarsi nel momento presente e procedere nella vita senza stress, un passo alla volta. Se si resta ancorata a presente, a ciò che accade qui e ora, la mente esprime pienamente la sua potenzialità lavorando con l’unico materiale possibile: la realtà di quel che c’è nel momento in cui sorge.

Sviluppata da Paul Gilbert, professore alla University of Derby, nei primi anni 2000, la Compassion Focused Therapy nasce con il preciso scopo di aiutare persone con alti livelli di autocritica e vergogna.
Attualmente la CFT, soprattutto nel Regno Unito, è utilizzata per il Disturbo Post Traumatico da Stress, le psicosi, i disturbi dell’umore, i disturbi alimentari, il dolore cronico.
“Compassione è l’abilità di esperire in modo accettante emozioni difficili; di osservare in modo mindful i nostri pensieri giudicanti, senza permettere loro di dominare le nostre azioni e i nostri stati mentali; di impegnarci in modo pieno con gentilezza e autovalidazione verso direzioni di vita ricche di valore; e di cambiare in modo flessibile la nostra prospettiva verso un più ampio senso di sé” (Hayes, 2012; Dahl, e coll. 2009). Questo nuovo modo di intendere la compassione prende in prestito molti spunti degli insegnamenti buddisti (in particolare in buddismo Theravada) ma allo stesso tempo si basa su un approccio evolutivo alle neuroscienze ed alla psicologica sociale, connesso alla psicologia e alla neurofisiologia del comportamento di accudimento.
La CFT nasce proprio a seguito dell’osservazione clinica che alcuni pazienti, particolarmente autocritici e auto-colpevolizzanti, non migliorano con la terapia standard. Essi cioè possono giungere a comprendere la “logica” o, meglio, l’illogicità dei loro pensieri negativi disfunzionali (su di sé, sul mondo o sul futuro), ma continuare a sentirsi a disagio, a colpevolizzarsi, ad autoaccusarsi.

La PNL è un modello di comunicazione fondato sugli studi fatti da R. Bandler e J. Grinder che analizzarono i lavori di alcuni tra i più importanti terapeuti (F. Perls, V. Satir, M. Erickson) e che descrive come processiamo le informazioni attraverso i nostri filtri rappresentazionali, costruendo quelli che sono i nostri film mentali rispetto all’ambiente in cui ci muoviamo e in cui si siamo mossi o ci muoveremo. Da questo modello di comunicazione si è evoluta la neuro-semantica, grazie a Michael Hall il quale ha approfondito i cosiddetti “Meta-stati” che altro non sono pensieri, sensazioni su altri pensieri e sensazioni.
Pensieri ed emozioni attivano il sistema mente-corpo: la mente è capace di influenzare il corpo quanto il corpo lo fa con la mente. Un aspetto importante è che la nostra mente non fa differenza se i nostri pensieri-emozioni nascono da esperienze realmente vissute e/o immaginate e questo aspetto se da una parte può limitarci dall’altro può darci la possibilità di ristrutturare significati e credenze disfunzionali.

Questo metodo è stato fondato da Louise Hay, considerata la madre del Pensiero Positivo, insieme ad un equipe di psicologi. La sua filosofia ha aiutato milioni e milioni di persone in tutto il mondo a migliorare la propria vita. Il focus del suo lavoro è amarsi ed accettarsi completamente. Questo è già parte della soluzione, indipendentemente dalla sfida che stai affrontando in questo momento della tua vita o dagli obiettivi che vorresti raggiugere.
Esso si basa sull’utilizzo di potenti tecniche, semplici nel loro svolgimento e facili da apprendere, ma molto complesse per il profondo cambiamento che possono generare. il suo è un percorso che piano piano porta ad accedere al proprio Io Superiore, a sviluppare la propria Saggezza Interiore e la parte più spirituale ed intuitiva di noi stessi.
Mira a migliorare la relazione con se stesso e con gli altri, ad aumentare la propria Autostima e la sicurezza in sé per affrontare con più resilienza le sfide che la vita pone imparando a superarle positivamente e ad uscirne trasformati.

L’analisi Transazionale è un approccio analitico fondato da Eric Bern che affonda le sue radici nella stessa psicanalisi.
L’A.T. è una teoria della personalità, ma anche della comunicazione e dello sviluppo infantile. Infatti, fornisce un quadro di come siamo strutturati dal punto di vista psicologico aiutandoci a capire come funzioniamo e come esprimiamo la nostra personalità in termini di comportamento e spiega come gli schemi di vita attuali abbiano origine nell’infanzia, Elabora spiegazioni di come nella nostra vita di adulti noi continuamente riproponiamo delle strategie infantili disfunzionali anche quando esse generano sofferenza.
Come tipo di psicoterapia, l’A.T. può essere utilizzato per il trattamento di disturbi psicologici di ogni tipo, dai lievi disagi della vita quotidiano, ai disturbi psicotici. È un valido approccio per la psicoterapia individuale, di coppia, di gruppo e familiare.

Il campo di applicazione della Psicologia clinica riguarda i problemi di adattamento; i disturbi di comportamento; la prevenzione del disagio personale; l’identificazione e diagnosi precoce dei rischi psicopatologici; il counseling psicologico individuale, di coppia, familiare e di gruppo; la disregolazione affettiva; gli stati e condizioni di malessere e sofferenza allo scopo di valutarli e prendersene cura con mezzi psicologici per facilitare e sostenere il benessere e lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale delle persone.

Anche il massaggio ayurvedico come lo shiatsu è un altro tipo di massaggio che viene effettuato per favorire e stimolare il benessere psicofisico dell’individuo. Migliora il funzionamento degli organi, nutre la pelle, rigenera cellule e tessuti, allevia i dolori articolari e muscolari, stimola la microcircolazione venosa e linfatica e ringiovanisce il corpo mantenendolo sano e forte. Prevede l’utilizzo di oli premuti a freddo.

Questa disciplina affonda le sue radici nelle forme di manipolazione e massaggio tradizionali cinese, come lo am-ma, lo an-fa, il tuina. Lo shiatsu (da shi = dito e atsu = pressione), diffuso in Giappone sin dal VI secolo, è una pratica manuale manipolatoria che stimola nel ricevente (“ukè” = colui che riceve con rispetto) un processo di autoguarigione (il corpo reagisce da solo). Attraverso questo trattamento manipolatorio durante il quale vengono effettuate pressioni sostenenti, costanti e perpendicolari sul corpo del ricevente avvalendosi soprattutto dei polpastrelli, ma anche di gomiti, piedi, ginocchia e palma delle mani, l’operatore (“torì” = colui che opera con rispetto) contatta la vitalità (“ki”) del ricevente favorendone il suo fluire naturale. Lo scopo del massaggio Shiatsu, come altri massaggi orientali, è quello aiutare l’individuo a raggiungere uno stato di benessere nella sua totalità, (corpo, mente e spirito), agendo non solo sul corpo ma anche sulla psiche