
Oggi vi propongo un analisi di quegli atteggiamenti che possono nuocere o al contrario possono edificare una relazione. A tal proposito è interessante il lavoro di due studiosi Herbert Franta e Giovanni Salonia “Comunicazione interpersonale” e ripreso dallo psicoterapeuta Giuseppe Colombero. Essi descrivono sei categorie bipolari di atteggiamenti psicologici determinanti per la natura e la dinamica delle relazione umane
Chi assume un atteggiamento di difesa tende a vedere nell’altro prima e soprattutto i suoi lati negativi. Il difensivo non è creativo, perché le sue energie mentali sono tutte impegnate a difendere le sue insicurezze. Ha paura di esprimersi liberamente e di conseguenza di essere autentico e l’altro si sente percepito come minaccioso, perché aldilà delle parole c’è anche una comunicazione inconscia. Chi invece è abitato dalla fiducia ragiona così: “tu sei buono fino a che non mi hai dato prova di essere cattivo”. In esso l’energia mentale è impegnata a liberare e ad esprimere se stesso, è al servizio della creatività che lo guida a vedere l’altro con occhio nuovo e inventivo. Chi vuole dar vita ad una relazione profonda la fiducia è la base.
Chi ha un atteggiamento valutativo fondamentalmente ascolta se stesso piuttosto chi sta di fronte a lui. Tende a giudicare, classificare, discriminare, colpevolizzare. È chiaro che chi si trova di fronte a chi assume questo tipo di atteggiamento si metterà sulla difensiva e tenterà di controllare ciò che dice selezionando solo le cose che pensa vengano accettate. Colui che invece assume un atteggiamento di accettazione riconosce l’altro nella sua unicità, lo ascolta nel silenzio dei propri principi astenendosi dal giudicarlo. Questo però non significa essere privi di convinzioni proprie, né scendere a compromesso, ma vuol dire riconoscere a ciascuno la libertà di essere se stesso. “Ogni persona è un’isola in se stessa, e lo è in senso molto reale, e può gettare dei ponti verso altre isole solamente se vuole ed è in grado di essere se stessa” (Carl Rogers).
Chi assume un atteggiamento di superiorità rivendica il diritto di veder preferita la propria idea, anche se sembra che ascolti l’ultima parola deve essere sempre la sua. Il suo interlocutore prova emozioni negative perché sente schiacciare il proprio io. Colui che invece sceglie un atteggiamento paritario propone e non impone il suo pensiero. Non giudica il dubbio, lo scoraggiamento perché sa che sono vissuti che appartengono a tutti e sa tacere quando la situazione lo richiede.
Non può esserci una relazione profonda quando il nostro interlocutore assume un atteggiamento di indifferenza, perché fa sentire l’altro non riconosciuto nel suo essere persona, nel suo valore. L’indifferenza è peggio del disapprovare! L’empatia al contrario è la capacità di guardare e sentire il mondo dalla stessa visuale dell’altro. È entrare nel mondo emozionale dell’altro e farlo proprio. Significa comprendere l’animo dell’altro aldilà delle parole. “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. È molto semplice. Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Tu non dimenticarla mai” (A. de Saint-Exupéry – Il piccolo principe). Per penetrare nell’intimo di una persona non basta la ragione, ma occorre testa e cuore insieme, quello che Binwanger chiamava il pensiero amorevole.
Chi è il manipolatore? È colui che vuole indurre il suo interlocutore a fare ciò che lui desidera. Pensate per esempio alla pubblicità. Ricorre alla seduzione o a ricatti emotivi per raggiungere i propri scopi. Questo atteggiamento non è palese, ma si maschera dietro il vittimismo, le lacrime, lamentele, falsa bontà, falso senso del dovere… In lui c’è ambiguità tra l’intenzione manifesta e quella occulta, c’è doppiezza. Al contrario, colui che ha un atteggiamento spontaneo è chiaro, autentico, libero, sincero.
Chi ha un atteggiamento inflessibile ha una mentalità rigida e chiusa. È intollerante verso interpretazioni della realtà diverse dalle sue, non accetta soluzioni alternative altrettanto valide ad un problema. Solo lui è nel giusto ed è un buon candidato al fanatismo. Il suo più che un dialogo è un monologo, ascolta solo se stesso e non si mette mai in discussione. Chi invece è flessibile è aperto al confronto, alla verifica. È disposto a capire veramente l’altro rinunciando al bisogno di aver ragione a tutti i costi. Riconosce che l’altro ha il diritto di essere diverso ed è disposto a condividere i suo criteri se li ritiene migliori senza sentirsi umiliato.
Dunque, questa descrizione vuole essere una griglia per valutare il proprio stile comunicativo tenendo presente che ci sono diversi gradazione nel considerare gli atteggiamenti inadeguati o adeguati. Come si può notare l’incontro con un’altra persona è impegnativo, richiede attenzione ai propri pensieri intrisi di pregiudizi, ai propri e altrui sentimenti, al modo in cui li esprimiamo, occorre calibrature delle parole, disponibilità alla correzione, non perdere di vista la nostra aggressività latente sempre in agguato e pronta a distruggere.
E nelle vostre relazioni quali atteggiamenti prevalgono?
Sono indicazioni importanti, molto chiarificatrice, ci insegnano a capire i nostri comportamenti e quelli degli altri, chiariscono perché certe persone non ci piacciono, dove anche noi abbiamo sbagliato atteggiamento!