Affinché sia possibile un dialogo aperto, libero, vero sono necessarie due condizioni:

L’autenticità riguarda il rapporto con noi stessi, la fiducia riguarda quello con il nostro interlocutore. Etimologicamente autenticità significa essere se stessi e non è la stessa cosa di sincerità. Se per esempio una persona crede di essere generoso e si descrive agli altri così è sincero, anche se nella realtà non lo è. In altri termini c’è accordo tra le sue parole e ciò che pensa di sé anche se la sua opinione è errata.
L’autenticità presuppone invece una conoscenza vera di sé stesso ed una presentazione agli altri priva di finzione. l’uomo autentico non ha paura di sé stesso né degli altri. L’uomo autentico accetta sé stesso così com’è; è libero dal giudizio dell’altro e non sente il bisogno di fingere o di apparire ciò che non è. Questo ovviamente non significa che se hai dei lati non gradevoli non ci devi lavorare o non devi proporti di migliorare. È doveroso rendere sempre più tersa la propria vita, prima per se stessi e poi per gli altri. Per farmi capire meglio voglio citarvi ciò che Carl Rogers, noto psicologo statunitense, scrive nel primo capitolo “La terapia centrata sul cliente”:
“Mi sono reso conto chiaramente che non produce alcun frutto a lungo andare, nei rapporti interpersonali, comportarsi come se si fosse diversi da come si è… Non ho trovato assolutamente utile o efficace, nelle mie relazioni con gli altri, tenere una facciata, comportarmi alla superficie in un modo, quando provavo interiormente qualcosa di diverso: constato di essere più efficace quando posso ascoltarmi con accettazione e posso essere me stesso… Sento di essere diventato più capace di permettere a me stesso di essere ciò che sono. Diventa più facile per me accettarmi come persona decisamente imperfetta che non funziona sempre come vorrei. Solo quando mi accetto come sono posso cambiare. Noi non possiamo cambiare, non possiamo allontanarci da ciò che siamo finché non accettiamo fino in fondo ciò che siamo. In quel momento le relazioni interpersonali diventano autentiche”.
L’altra condizione è la fiducia. Che cosa è la fiducia? la certezza di non essere traditi. Nella fiducia non c’è la paura e la necessità di difendersi. È proprio l’opposto della paura. Nel dare fiducia si corre il rischio di rendersi vulnerabili. Fidarsi vuol dire credere in qualcuno, contare su qualcuno, abbandonarsi in qualcuno senz’altra garanzia che la sua parola. È un grande atto di stima dare fiducia.
Dunque, per dare la giusta direzione alle nostre relazioni sono necessari da ambo le parti autenticità e fiducia. Ma queste condizioni indispensabili non bastano. E di questo vi parlerò in un altro articolo. E le tue relazioni come sono? Hai mai pensato di lavorare su questi due aspetti? Ti sei dato il permesso di essere te stesso?
Personalmente ci sto lavorando da sempre e non mi accontento, nel senso che sono virtù che possono essere sempre di più affinate ed è bello vedere i frutti di esse!
Lascia un commento